Cluster Ovirt

Hex IT Group ha appena completato la realizzazione di un importante progetto di virtualizzazione presso un grande cliente di Bologna realizzato con tecnologie interamente Open Source e rimettendo in pieno funzionamento delle attrezzature che rischiavano di finire inutilizzate. Ecco una descrizione del progetto realizzato.

L’Azienda aveva a disposizione un apparato IBM Bladecenter E con una serie di lame HS21, quasi tutte con scheda FC e dotazioni di RAM che andavano dai 4 ai 16 GB. Poteva essere collegato a questa macchina uno storage Huawei Oceanstore 5500-V3 con connessioni FC e circa 2 TB di spazio disponibile. La situazione delle lame era la seguente:

 
Lama FC Interface RAM Nodo
HS21 NO 4 GB Engine
HS21 SI 8 GB Nodo 1
HS21 SI 8 GB Nodo 2
HS21 SI 16 GB Nodo 3
HS21 SI 16 GB Nodo 4
HS21 SI 16 GB Nodo 5

L’ampliamento della quantità di RAM presente si è rivelato piuttosto problematico, per cui si è deciso di non affrontare il problema e gestire il progetto con il materiale esistente.

Come si vede si è scelta l’unica lama con soli 4GB di RAM e priva di interfaccia FC come Engine (ovvero il server che pilota tutto il cluster). Queste caratteristiche hardware erano più che sufficienti per il lavoro da svolgere.

La versione di Ovirt scelta è stata la 3.5, basando l’Engine su Centos 6.6, mentre per i nodi si è scelta la versione basata su Centos 7, facendo ricorso all’immagine ISO scaricabile dal sito di Ovirt che consente di installare il nodo in forma minimale ma completamente funzionante.

Sul server di Engine si è ricavata una partizione da utilizzarsi per ospitare le ISO per fare le varie installazioni. Dovendo procedere alla conversione di un notevole numero di server già esistenti, principalmente provenienti da ambienti VMWare (ma alcuni anche da Proxmox, con tecnologia KVM) si è optato per agganciare al server via iSCSI una LUN messa a disposizione da uno storage QNAP (non essendoci nella fase di conversione problematiche di prestazioni, ma servendo molto spazio).

Le operazioni di conversione dalle due tecnologie preesistenti (VMWare e KVM) sono state accuratamente documentate, giungendo alla realizzazione di due documenti analitici che guidano passo-passo gli operatori durante il lavoro.

L’intero sistema è monitorato tramite Nagios, presente nell’infrastruttura aziendale.

L’intera infrastruttura è completamente operativa e ospita al momento 14 server virtuali in alta disponibilità, usando lo storage Huawei come backend.

I prossimi passi da implementare saranno un backup più efficiente dell’attuale e in grado di salvare le macchine virtuali complete, un monitoraggio più granulare e un networking avanzato in grado di gestire lame che si affacciano su tronconi di rete differenti, in modo da ospitare dei nodi anche all’interno di altre lame, poste su un Bladecenter differente (che ovviamente veda lo storage Huawei).

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